Il panorama lavorativo è attualmente immerso in un turbine di cambiamenti. Prende rotte imprevedibili, si ristabilisce solo per trasformarsi nuovamente. Seguirne l’evoluzione è diventato complesso, specialmente perché molte di queste trasformazioni sono scatenate dall’entrata rapida di nuove tecnologie, capaci di rivoluzionare i tradizionali modelli di business e infiltrarsi silenziosamente nella nostra quotidianità.

Ma come dovremmo interpretare tutto questo? Come una minaccia o un’opportunità? La risposta dipende interamente dalla prospettiva che scegliamo di adottare.

Accanto alla visione “tradizionale” che vede l’intelligenza artificiale come una minaccia per il lavoro umano, si è recentemente sviluppata un’interpretazione alternativa: si chiama Augmented Workforce e sta per Forza Lavoro Potenziata.

Di cosa si tratta?

Augmented Workforce, quando l'AI non ruba il lavoro ma lo migliora

Tecnologia al servizio delle persone

Un recente sondaggio ha rivelato un fenomeno interessante: molte persone tendono a sottovalutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul proprio lavoro, trascurando così il suo valore. Inizialmente, circa il 66% degli intervistati ha ammesso di non utilizzare o di usare solo marginalmente l’intelligenza artificiale nella propria professione. Tuttavia, quando sono stati presentati casi specifici di applicazioni di IA, il 43% ha rivelato di farne un uso regolare o occasionale sul posto di lavoro. Questo indica che anche coloro che sembrano disinteressati o resistenti, in realtà, beneficiano in modo inconsapevole degli strumenti offerti dall’intelligenza artificiale, sfruttandone il potenziale.

Questo porta a riflettere su una nuova prospettiva: anziché immaginare l’IA e gli esseri umani in una sorta di duello, l’idea di un Augmented Workforce apre le porte a una collaborazione sinergica.

E se gli esseri umani integrassero armonicamente tecnologie avanzate nei contesti lavorativi tradizionali?

In questo modo, le capacità umane potrebbero essere potenziate grazie al supporto delle tecnologie, ponendo però sempre l’accento sul valore e sul ruolo delle persone. L’Augmented Workforce infatti non solo migliorerebbe l’efficienza operativa, ma promuoverebbe anche una cultura aziendale orientata al benessere e allo sviluppo dei dipendenti.

È importante sottolineare che, sebbene la tecnologia sia fondamentale per risolvere i problemi, le persone mantengono un ruolo essenziale nel decidere quali problemi affrontare e in che ordine. Le tecnologie, concepite e realizzate da persone per le persone, sono destinate ad assistere la forza lavoro e ad amplificarne le capacità, creando così un futuro lavorativo non solo più produttivo, ma anche più accessibile, inclusivo e sostenibile.

Augmented Workforce, quando l'AI non ruba il lavoro ma lo migliora

A questo punto è evidente che le preoccupazioni riguardanti le potenziali perdite di opportunità lavorative – in alcuni casi inevitabilmente fondate – a causa dell’automazione rappresentano un’interpretazione riduttiva, superficiale e dannosa dei cambiamenti in atto.

L’automazione delle attività ripetitive e di routine, infatti, oltre a fornire dati preziosi a supporto del processo decisionale, permette agli individui di concentrarsi su compiti che richiedono abilità e competenze umane uniche, assecondando così una maggiore creatività e una migliore distribuzione del tempo.

In sintesi, l’Augmented Workforce ha il potenziale di trasformare il nostro modo di lavorare, apportando moltissimi miglioramenti, come:

  • Aumentare l’efficienza e l’efficacia delle operazioni; 
  • Trovare nuove soluzioni;
  • Consentire ai dipendenti di acquisire nuove competenze;
  • Creare un ambiente più accessibile e inclusivo;
  • Aumentare il benessere dei lavoratori e la loro sicurezza;
  • Supportare la connessione e la collaborazione umana;
  • Ridurre i costi.

In che modo?

Augmented Workforce, quando l'AI non ruba il lavoro ma lo migliora

Come sfruttare l’AI a nostro favore - alcuni esempi

In un rapporto basato su interviste a 479 dirigenti di imprese diverse provenienti da 35 Paesi del mondo, Deloitte dice che l’integrazione di tecnologie avanzate sul posto di lavoro può condurre le aziende a una produttività superiore rispetto all’approccio verso l’automazione adottato fino ad ora. L’Augmented Workforce, infatti, si propone di supportare e amplificare le capacità umane anziché sostituirle. Le aziende che hanno abbracciato questa filosofia hanno riportato benefici tangibili, inclusi un aumento della produttività, una riduzione dei costi medi del 32%, meno errori e un’esperienza migliorata per il cliente.

Parallelamente, dal punto di vista dei dipendenti, è emerso che un utilizzo appropriato della tecnologia non solo non ostacola l’accesso al mondo del lavoro, ma può anche espandere le competenze e abbattere le barriere di ingresso.

Facciamo alcuni esempi concreti, riportati dal World Economic Forum.

Aptiv, un’azienda che produce tecnologie per componenti automobilistici, conta 175mila dipendenti, di cui 135mila impiegati nella produzione. La sua sfida principale risiede nel continuo aggiornamento del personale. Adottando la tecnologia sviluppata dall’azienda Gemba, una piattaforma di apprendimento immersivo in grado di creare percorsi formativi con visori di realtà virtuale e aumentata, Aptiv è riuscita a formare quasi 8mila dipendenti in pochissimo tempo, trasmettendo loro conoscenze con una maggiore profondità e ampiezza, e con un’efficienza superiore dell’80% rispetto alla formazione tradizionale.

Un vantaggio competitivo che secondo Nathan Robinson, fondatore di Gemba, farà la differenza tra aziende leader di settore e quelle all’inseguimento.

Mariasteen offre una vasta gamma di servizi, tra cui lavorazione del metallo, assemblaggio e confezionamento, e conta su una forza lavoro di oltre 900 dipendenti, di cui più di 750 sono lavoratori svantaggiati o con esigenze specifiche. Per garantire una comunicazione accessibile a tutti, compresi coloro con disabilità cognitive, l’azienda si è rviolta a LightGuide, una piattaforma audio-visiva che proietta istruzioni virtuali passo-passo sul piano di lavoro del dipendente e fornisce indicazioni spaziali per il posizionamento dei componenti. Grazie a questa innovativa soluzione, la qualità del lavoro e del prodotto finale è aumentata quasi al 100%, rendendo il lavoro accessibile a un pubblico più ampio.

Esemplificativo è anche il caso della DB Schenker, specialista di fama globale che opera nel settore della logistica. Per garantire la sicurezza e il benessere dei suoi dipendenti responsabili del carico e scarico di merci pesanti, l’azienda ha introdotto l’uso di esoscheletri, dispositivi indossabili che in una settimana lavorativa consentono di sollevare fino a 23 tonnellate di peso per ciascuno.

Augmented Workforce, quando l'AI non ruba il lavoro ma lo migliora

Molto più di un Chatbot

Come abbiamo già detto, con un approccio mirato l’intelligenza artificiale generativa può significativamente potenziare la forza lavoro, rendendola più formata, efficiente e produttiva. Ma può anche facilitare la collaborazione tra persone diverse. 

Prendiamo ad esempio ChatGPT, un chatbot basato su apprendimento automatico. Utilizzando un database di conversazioni interne di un team, questo strumento è in grado di identificare le aree di comunicazione in cui i membri faticano a comprendersi, suggerendo delle migliorie. Allo stesso modo, può essere impiegato per ottimizzare il servizio clienti di un’azienda, fornendo agli utenti assistenti virtuali che riducono i tempi di risposta e aumentano il livello di soddisfazione.

Non solo: ChatGPT può anche analizzare grandi set di dati ad una velocità impensabile per gli esseri umani e generare insights che aiutano le aziende a prendere decisioni più informate, riducendo così i costi e il tempo speso nella ricerca di soluzioni.

Augmented Workforce, quando l'AI non ruba il lavoro ma lo migliora

A questo punto, nonostante le preoccupazioni rispetto alla commistione tra mondo del lavoro e tecnologia siano ancora tante, è ormai piuttosto chiaro che ci sono anche vantaggi considerevoli,  soprattutto dal punto di vista economico. Secondo un rapporto presentato dal Parlamento Europeo,  l’intelligenza artificiale potrebbe far crescere il PIL globale fino a 13 trilioni di dollari entro il 2030 grazie alla maggiore produttività ed efficienza.

Certo, le sfide e le paure rimangono e non vanno sottovalutate o ignorate. Ma c’è un consenso generale sul fatto che utilizzando tecnologie avanzate per potenziare le capacità dei lavoratori umani le aziende possono sviluppare una forza lavoro più adattabile, efficiente e in grado di superare gli ostacoli presenti e futuri.

A patto di costruire team ibridi efficaci che combinino sistemi di intelligenza artificiale e dipendenti umani, sfruttando i punti di forza di entrambi: l’elaborazione e la coerenza dei dati della prima e la creatività e l’empatia dei secondi.

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